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Lui & Lei

VOGLIA DI AVERE VOGLIA


di Han_Solo
10.10.2025    |    1.775    |    2 9.4
"Mentre apro la portiera e ti aiuto a salire, mi dici che tra il freddo e la camminata sui tacchi non ce la farai mai ad arrivare a casa, la vescica, tra il vino e lo stimolo erotico, sta..."
Amo molto scrivere, e da tempo leggendo altri racconti erotici pubblicati sul sito, la tentazione di provarci anch’io si è fatta sempre più spazio. Questo è un primo episodio, scritto questa estate. finzione? Realtà? Non credo sia molto importante, lo sono sempre invece, la voglia e la fantasia. Buona lettura.

Lo sappiamo da sempre... abbiamo una liaison che salda le nostre menti. La prima volta, quando ci siamo conosciuti a quella festa, ci siamo guardati, e dopo le prime parole scambiate insieme tra invitati, abbiamo avvertito immediatamente l’irrefrenabile desiderio di avere un contatto fisico uno dell’altra. È successo come avviene tra il magnete e un metallo, attrazione apparentemente inspiegabile, ma assolutamente inevitabile. Ci siamo sfiorati chiacchierando, appoggiando casualmente le mani su di noi, ridendo, bevendo e raccontandoci cose, in mezzo a gente improbabile.

Ed è successo, giorni dopo ci siamo trovati inevitabilmente uno tra le braccia dell’altra, con la consapevolezza che ci stavamo nutrendo delle nostre sensazioni, e che ne avevamo necessità dopo un lungo periodo che ciò non accadeva. Due vite annodate, per volontà della sorte.

E ci è piaciuto tanto, al punto di voler condividere i nostri percorsi erotici oltre all’intesa mentale, quando la vita, ci ha fatto trovare, liberi, uno davanti all’altra. Ma questa come tante altre, è storia solo nostra.

Quando ci si incontra, amiamo anche andare a cena in un ristorante ben frequentato dalla Milano modaiola... prima di uscire, anche questa sera, hai dedicato tempo per prepararti con classe ed eleganza alla serata. Quando sei arrivata da me, mi hai colpito come succedeva spesso. Ti sei presentata in un tubino corto e scollato sulla schiena che fascia la tua splendida femminilità, un reggiseno a mezza coppa che proietta i tuoi capezzoli con sfacciata evidenza, un paio di Jimmy Choo col cinturino calzate sopra un collant velatissimo nero che inguaina le tue splendide gambe, i capelli raccolti con la coda per valorizzare il tuo sorriso, orecchini con brillante in parure con un sottile girocollo corto d’oro con ciondolo, e dulcis in fundo, un paio di occhiali maliziosi da timida maestrina, in netto contrasto con quello che sapevo essere il tuo vero spirito.

Eccoci al ristorante. Il cameriere ci fa accomodare, i nostri vicini di tavolo, quattro maschi palestrati con bicipiti in bella vista e tatuati ovunque come vuole la tradizione, fanno battutine guardando insistentemente verso di te mentre ti siedi e ti metti comoda. Sollevi la flûte e con un tintinnio sonoro brindiamo guardandoci negli occhi... dopo la comanda, tra una provocazione e l’altra, strizzando l’occhio, ti chiedo se devi alzarti per andare in bagno, e di farlo passando davanti a loro. Non te lo fai dire due volte, scavalli lentamente con eleganza le gambe facendo salire gli ultimi centimetri dell’abitino mal coperti dal tovagliolo, ti alzi, e un po’ lo sistemi con nonchalance, e con un sorriso, passi accanto a loro in direzione della toilette, mentre come dei body scanner, gli sguardi esplorano tutto di te.
E’ quello che vuoi e che vogliamo entrambi. Il tuo splendido culo tondo oscilla maestosamente all’unisono con le gambe sorrette dai tacchi alti, e mentre sparisci in fondo alla sala, avverti occhi che non celano il desiderio di godere della tua presenza. Come i miei. Amiamo questi giochi di esibizionismo, e non perdiamo mail l’occasione per divertirci, facendolo sempre, ovunque ci si trovi.

Il tuo ritorno, come la ripresa di un film, ripete la scena da un campo diverso. I capezzoli turgidi e appuntiti segnano la morbida lycra del tuo abito firmato che fascia con sensualità il tuo seno piccolo ma sodo e sincero, manifestando a tutti la loro sensibilità. Il tuo catwalking, come previsto da un copione già scritto, suscita la prevista ammirazione, gli sguardi, e le immancabili battute nel tavolo dei quattro boys.

Sorridi consapevole di quello che susciti nei maschi, ti siedi, accavalli le gambe, e con un gesto lento, sfili il perizoma trasparente nero arrotolato sul polso sinistro che ti sei tolta in bagno, e me lo metti nel piatto. Scoppio a ridere pensando con eccitazione al gesto, e alla tua figa nuda a un metro da me e dagli altri. “Sono fradicia” mi dici, “mi sono accarezzata, e spero di non bagnare la sedia”. Inarco la schiena avvertendo un lungo brivido di eccitazione, e sistemo l’intimo nel taschino esterno della giacca, a mo’ di pochette. “Ti sta davvero bene!” dici passandoti la lingua delicatamente sul labbro superiore guardandomi, e schioccando un piccolo bacio a distanza.

L’ ottima carne servita scenograficamente alla piastra sul tavolo e il vino argentino ci inebriano, il desiderio reciproco è palpabile da chiunque ci guardi, ti sposti sulla sedia accanto a me e schiudi le gambe con l’abito indecentemente corto, indossi un collant con il tassello tagliato sotto il quale sporgono gonfie le labbra del tuo frutto della passione, ci passi il dito appoggiando il tovagliolo sulle gambe, e subito dopo me lo metti in bocca fradicio e scivoloso facendomi gustare ridendo, il tuo delizioso e inconfondibile sapore. “Quanto ti piace fare la troia per me?” è la mia reazione, “tu mi fai sentire così, lo sai, portami a casa” è la tua risposta, “ho la figa che cola e l’abito bagnato”.

Usciamo e ci incamminiamo sottobraccio verso l’auto, sotto la calda pelliccia sintetica, il tuo abito è ormai salito all’altezza delle labbra, lo noto e sto impazzendo in preda a mille pensieri erotici, ci raccontiamo quanto sia stata ottima la cena e quanto fossero stati arrapati i nostri vicini di tavolo. Mi dici con una risata maliziosa, che uno di loro in particolare, quello con la faccia da porcello in camicia bianca, lo avresti invitato volentieri a seguirci. Conoscendo i tuoi gusti, concordo e rilancio. “Guardiamo se magari su Annunci c’è qualcuno in giro no?” “Bella idea” mi dici, “questa sera ci starebbe davvero bene, ma ci conto poco...” .

Arriviamo all’auto. Mentre apro la portiera e ti aiuto a salire, mi dici che tra il freddo e la camminata sui tacchi non ce la farai mai ad arrivare a casa, la vescica, tra il vino e lo stimolo erotico, sta scoppiando. Ti accomodi regalandomi una generosa visione delle tue labbra umide e gonfie, e anche il parcheggiatore mentre prende la mancia, grazie alla luce a led dello specchietto e del lato passeggero, ha il tempo strabuzzando gli occhi, di vedere le tue gambe accavallate e serrate, nel disperato tentativo di controllare lo stimolo misto ad onde pelviche di piacere, che ti sta agitando.

Partiamo a razzo, il tuo profumo misto all’odore di pelle dei sedili è assolutamente ormone puro per me, evoca la prima volta che me lo sono sentito addosso sulla pelle il giorno dopo che ti ho conosciuta, svegliandomi nel mio lettone. Indimenticabile. Pensando con gratitudine all’inventore del cambio automatico, ti accarezzo le gambe scivolando con la mano sul nylon, fino a raggiungere la tua fighetta gonfia, “mmmm sei splendida...” scoppi a ridere “Sei pazzo?? Tesoro credimi, finisco per lavarti il sedile di pelle se non arriviamo”. La complicità che abbiamo ci diverte, lo sappiamo, e ci consente di fare e di dire qualsiasi cosa senza inibizioni.

Vedo un benzinaio, accosto e ti dico “facciamola qui dai!”, scendo vengo dalla tua parte e ti apro la portiera, le tue gambe affusolate escono dall’auto mentre la vivida luce del distributore le illumina. I tacchi delle Choo appoggiati saldamente sull’asfalto inarcano il collo dei piedini calzati nel sandalo offrendo uno spettacolo sublime: il collant aperto che incornicia le labbra perfettamente lisce sormontate da un strisciolina sottile morbida ed eccitante, la tua cavigliera d’oro che brilla sotto le calze velate, le dita dei piedi elegantemente smaltate di rosso cupo che si contraggono.

Scivoli velocemente a sedere sul predellino, allarghi le gambe appena in tempo, mentre un fiotto caldo e dorato ti esce spruzzando sonoramente dappertutto mentre le tue due dita a v cercano di guidare il getto copioso. Non resisto, prendo il telefonino e sparo a raffica una serie di foto per congelare la stupenda situazione. Il tuo mugolio liberatorio mi manda in estasi “Dio, non ne potevo più” mi dici sorridendo maliziosa.

Mentre la pozza che hai lasciato si allarga sempre più a terra, mi chiedi se ho un fazzoletto. “ Ci penso io” dico, mi accuccio e sprofondo con la faccia tra le tue cosce leccando avidamente le gocce che ancora ti adornano. “Sei pazzo” mi dici premendo forte la mia testa a te, con la voce alterata da un sospiro di godimento, “ Baciami, lo sai che mi fai impazzire così!”. Le nostre labbra si uniscono con libidine e passione mentre le lingue si scambiano avidamente i sapori che ci appartengono.

Torni a sederti comoda, con le gambe incrociate in alto sulla plancia davanti a te con i tacchi che svettano, sai bene quanto sia gratificante ammirare la tua sensualità e la tua voglia di esibirti a me.

Salgo e rimetto in moto, la musica dei Queen trasmessa da radio Montecarlo ci accompagna, mentre andiamo verso casa mia, prendi la mia mano e la stringi tra le tue gambe calde. Sappiamo entrambi cosa vogliamo, e abbiamo fretta di arrivare. Ridendo pensiamo a chi dopo di noi andrà a fare rifornimento e troverà le tracce di ciò che è successo. Che dici, immaginerà? Chissà!

Segue...

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